La zuppa scafata delle suore: la ricetta povera che si faceva nei monasteri perfetta per nutrirsi senza appesantirsi (sazia e fa bene all’anima)

La zuppa scafata è uno di quei piatti antichi che mi ricordano subito i monasteri e le cucine delle suore: semplici, lente, genuine e colme di sapore. Era una ricetta contadina, fatta con ingredienti che tutti avevano nell’orto — fave fresche, bieta, un po’ di pomodoro — e nessuno si annoiava mai di mangiarla, anzi, era il piatto “di casa” che scaldava il cuore e lo stomaco.

La sua storia è legata alle stagioni e ai prodotti dell’orto, e anche se il nome può suonare buffo, alla tavola conquista sempre tutti con la sua profondità di gusto e quella sensazione di tradizione che sembra venire da generazioni e generazioni.

La zuppa scafata delle suore, una ricetta antica dei monasteri

Tempi

  • Preparazione: 15 minuti

  • Cottura: ~60 minuti

  • Totale: ~1 ora e 15 minuti

Porzioni

4 persone

Calorie

Circa 250–300 kcal per porzione (dipende da quanto pane, olio e peperoncino aggiungi alla fine)

Ingredienti

  • 1 L di brodo vegetale

  • 500 g di bietole tagliate a striscioline

  • 500 g di fave

  • 200 g di concentrato di pomodoro

  • 150 g di polpa di pomodoro

  • cipolla tritata

  • Olio d’oliva q.b.

  • Pane a fette q.b.

  • Aceto di vino rosso q.b.

  • Peperoncino q.b.

  • Menta fresca spezzettata q.b.

  • Sale e pepe q.b.

Preparazione

1. Inizio aromatico

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